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Vita a bordo delle barche del vendée globe: tra acqua, cibo e sonno

Il Vendée Globe rappresenta una delle regate più impegnative e affascinanti del mondo, un vero e proprio giro del mondo in solitario senza scalo. Questa sfida non richiede solo abilità veliche straordinarie, ma anche una gestione meticolosa della vita a bordo. Gli skipper devono affrontare le difficoltà quotidiane legate alla sopravvivenza in mare, per un periodo che può durare fino a 80 giorni. In questo contesto, aspetti fondamentali come l’acqua, il cibo e il sonno diventano cruciali per il successo.

L’importanza dell’acqua

La gestione dell’acqua è uno degli aspetti più critici della vita a bordo. Negli IMOCA 60, le barche utilizzate nel Vendée Globe, gli skipper devono garantire un consumo sostenibile dell’acqua, fondamentale non solo per bere, ma anche per cucinare e lavarsi. Le barche sono equipaggiate con desalinatori, dispositivi che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile. Questi sistemi sono essenziali per generare acqua fresca a bordo, riducendo la necessità di portare grandi quantità di acqua imbarcata.

Tuttavia, il desalinatore ha bisogno di energia per funzionare. Pertanto, gli skipper devono bilanciare il consumo di energia con la produzione di acqua. Durante le fasi di navigazione, è fondamentale monitorare costantemente il livello dell’acqua per evitare situazioni critiche. Alcuni navigatori sviluppano routine per razionare l’acqua, assicurandosi di avere sempre una riserva disponibile per le emergenze.

La sfida del cibo

Quando si parla di nutrizione, la vita a bordo di una barca del Vendée Globe presenta sfide significative. Gli skipper devono pianificare attentamente il proprio regime alimentare, tenendo conto delle limitazioni di spazio e delle condizioni di navigazione. La cucina è situata all’interno della barca, dove gli skipper devono preparare i pasti in uno spazio ristretto e spesso in movimento. La scelta del cibo diventa quindi cruciale:

  1. Deve essere nutriente.
  2. Deve essere facile da preparare.
  3. Deve essere facile da conservare.

La maggior parte del cibo imbarcato è disidratato o confezionato sottovuoto. Questo tipo di alimentazione consente agli skipper di avere una varietà di pasti senza occupare troppo spazio o pesare troppo sul carico. Basta aggiungere acqua calda, prodotta dal desalinatore, per reidratare i pasti. Le razioni sono spesso suddivise in sacchetti giornalieri, progettati per soddisfare i diversi fabbisogni nutrizionali a seconda della posizione geografica. Ad esempio, le esigenze caloriche all’Equatore sono diverse rispetto a quelle nelle acque gelide dell’Oceano del Sud.

Alcuni skipper, come Giovanni Soldini, hanno sviluppato tecniche culinarie uniche per ottimizzare il cibo a bordo. Soldini utilizza una pentola a pressione per preparare piatti saporiti e nutrienti, garantendo un uso efficiente dell’acqua e dell’energia.

La questione del sonno

Un altro aspetto fondamentale per la sopravvivenza e le prestazioni a bordo è il sonno. La gestione del sonno è diventata una scienza per gli skipper del Vendée Globe. Nelle prime edizioni della regata, molti skipper si trovavano a navigare senza dormire, il che portava a un crollo fisico e mentale, compromettendo le loro prestazioni. Oggi, grazie a studi scientifici e corsi specifici, gli skipper apprendono come implementare il sonno polifasico, che consiste nel suddividere il sonno in brevi periodi per massimizzare la vigilanza e la lucidità.

La strategia più comune prevede di dormire circa 4 ore al giorno, suddivise in sonnellini di 20-30 minuti. Questo approccio consente di mantenere il cervello attivo e reattivo. In condizioni di mare agitato, il sonno diventa ancora più difficile da gestire. I momenti di burrasca richiedono una vigilanza costante, mentre le fasi di calma possono risultare altrettanto impegnative a causa della monotonia.

L’equilibrio tra sfida e sopravvivenza

In sintesi, la vita a bordo delle barche del Vendée Globe richiede un equilibrio attento tra le necessità fisiche e le sfide dell’ambiente marino. Acqua, cibo e sonno sono interconnessi, e ogni skipper deve trovare il proprio modo di gestirli per affrontare al meglio la regata. Con la combinazione di tecnologia, preparazione e astuzia, gli skipper cercano di massimizzare le loro prestazioni, mentre si confrontano con le incognite dell’oceano. La vita in mare non è solo una questione di navigare; è una continua ricerca di equilibrio e adattamento, un’avventura che mette alla prova il limite umano.

Luca Baldini

Ciao a tutti, mi chiamo Luca Baldini e sono redattore sportivo di Wigglesport! Scommetto che non vi sareste mai aspettati di incontrare un tizio così appassionato di sport "minori". Ebbene sì, mentre tutti gli altri seguono i grandi nomi del calcio e del basket, io mi tuffo a capofitto nel mondo affascinante delle discipline meno conosciute! La mia curiosità per gli sport alternativi è nata quasi per caso. Cresciuto tra le Alpi piemontesi, tra una discesa sugli sci e una partita a curling con gli amici, ho sviluppato un amore viscerale per tutte quelle attività che non sempre fanno i titoli dei giornali. Dai Campionati Mondiali di Badminton ai Tornei Internazionali di Bocce, ho sempre avuto un debole per tutto ciò che è insolito e sorprendente. Dopo aver terminato gli studi in Comunicazione e Giornalismo a Torino, ho realizzato il mio sogno di diventare redattore sportivo, portando con me questa passione fuori dal comune. All'inizio la mia famiglia e i miei amici mi prendevano bonariamente in giro ("Luca, chi vuoi che legga di un torneo di cricket islandese?"), ma con il tempo hanno imparato ad apprezzare la bellezza degli sport minori e il mio modo di raccontarli. Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo per seguire competizioni di ogni genere, descrivendo con passione le performance di atleti incredibili che gareggiano lontano dai riflettori della ribalta mediatica. La mia scrivania? Un arcobaleno di locandine di eventi da ogni angolo del globo! Se c'è una cosa che amo del mio lavoro, è la capacità di portare alla luce storie emozionanti e spesso trascurate. Raccontare le gesta di un arciere paralimpico o la preparazione di una squadra di rugby su sedia a rotelle mi riempie di orgoglio e mi spinge a essere sempre più curioso. Quando non sono impegnato a scrivere o a seguire competizioni improbabili, mi piace partecipare personalmente ad alcuni di questi sport. E sì, ho collezionato più magliette da gara di corse con i sacchi e di tornei di palla tamburello di quante ne possa contare! Quindi, se mai sentite parlare di uno sport di cui nessuno sa nulla, c'è una buona possibilità che io sia lì a raccontarlo. Perché, in fondo, ogni disciplina ha una sua magia speciale, e io sono qui per condividere quella magia con voi. A presto,

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Luca Baldini

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